I Waffle Sono un dolce a base di pasta lievitata, dalla forma rettangolare o quadrata, ma orami se ne trovano di tutti i tipi e si cucina su una piastra apposita e viene solitamente servito caldo con aggiunta di sciroppo d’acero, frutta fresca, panna montata o altri ingredienti a piacere. La leggenda vuole che i waffle siano stati inventati da un abate belga di nome San Arnolfo (o Saint Arnold), vissuto nel VII secolo. Secondo la leggenda, San Arnolfo era famoso per la sua benevolenza e la sua abilità nella produzione di birra, ma era anche noto per la sua capacità di risolvere problemi culinari. Un giorno, mentre era alla ricerca di un modo per utilizzare l’eccesso di miele prodotto dai suoi apiari, San Arnolfo ebbe l’idea di aggiungere il miele all’impasto per i waffle. Dopo aver sperimentato diverse ricette, San Arnolfo riuscì a creare un dolce unico e delizioso, che divenne presto popolare in tutta la regione. La ricetta originale di San Arnolfo prevedeva l’uso di farina, uova, latte, burro, lievito e miele, e il dolce era cotto su una piastra di ferro calda. Il risultato era un waffle croccante all’esterno e morbido all’interno, con un sapore dolce e delicato grazie all’aggiunta del miele. Oggi, la ricetta per i waffle è stata modificata e migliorata nel corso dei secoli, ma la tradizione di servire i waffle con il miele è sopravvissuta fino ai nostri giorni. In Belgio, i waffle con il miele sono ancora una specialità molto apprezzata e sono spesso serviti come dessert o merenda. Anche se non ci sono prove concrete che San Arnolfo abbia inventato i waffle, la sua leggenda è ancora molto diffusa. La storia dell’abate belga che ha creato i waffle con il miele è diventata parte integrante della cultura popolare belga e ha contribuito a rendere i waffle uno dei dolci più amati e conosciuti al mondo. Storicamente, i primi waffle risalgono al Medioevo, quando venivano cucinati in Belgio e in Francia in piccoli stampi di ferro con motivi geometrici o religiosi. Nel XVI secolo, le piastrine per i waffle divennero sempre più popolari e furono utilizzate in molte cucine europee. In America, i primi waffle furono prodotti nel XVIII secolo e divennero popolari nel XIX secolo, quando le piastrine per i waffle divennero un elemento comune nelle cucine americane. Oggi, i waffle sono un dolce molto popolare in tutto il mondo e sono disponibili in molte varianti, come i waffle belgi, i waffle americani, i waffle di Liegi e molti altri. La ricetta per i waffle può variare a seconda della tradizione e della regione in cui vengono preparati, ma in generale, la ricetta prevede l’uso di farina, uova, latte, burro e lievito. Ecco la ricetta per i miei waffle: Ingredienti: Procedimento: 1. In una ciotola grande, setaccia la farina e la fecola di patate. 2. Aggiungi lo zucchero e mescola bene. 3. Aggiungi le uova e mescola fino a ottenere un composto omogeneo. 4. Aggiungi il latte e mescola fino a ottenere un composto omogeneo. 5. Aggiungi la bustina di lievito per dolci e mescola bene. 6. Aggiungi il burro fuso e la vanillina e mescola fino a ottenere un composto liscio. 7. Lascia riposare l’impasto per circa 10-15 minuti. 8. Scaldare la piastra per i waffle e spennellare con un po’ di burro fuso. 9. Versa l’impasto sulla piastra e cuoci i waffle per circa 3-5 minuti. 10. Ripeti il processo fino a quando hai cotto tutti i waffle. I waffle sono un dolce facile e veloce da preparare e possono essere serviti per la colazione, la merenda o come dessert dopo il pranzo o la cena. Sono anche ottimi da servire durante una festa o un brunch con amici e familiari. Sperimenta con diversi ingredienti e guarnizioni per creare il tuo waffle perfetto. Buon appetito!
Stefano De Martino: La pizza è arte che incontra il gusto
Se siete alla ricerca di una pizza di qualità, ricca di sapore e di tradizione, non potete perdervi la pizzeria Capri Blu. Qui potrete assaporare le creazioni del Maestro Stefano De Martino, il campione del mondo pizza doc, che vi stupirà con le sue pizze gourmet. La passione per la pizza lo ha portato a studiare e a sperimentare nuove tecniche e ricette, fino a diventare consulente e pizzaiolo della catena Capri Blu. Nel novembre 2023, De Martino ha raggiunto il suo sogno: vincere il nono Campionato Mondiale Pizza DOC, organizzato dall’Accademia Nazionale Pizza DOC sotto la presidenza di Antonio Giaccoli. Il campionato, che si è tenuto a Capaccio-Paestum, ha visto la partecipazione di oltre 500 concorrenti provenienti da ogni regione d’Italia e da oltre 30 Paesi del mondo. De Martino ha trionfato sia nella categoria Pizza Contemporanea, sia come campione assoluto nazionale e Pizza DOC in the World 2024. La sua pizza, che io ho assaporato e definito “aria avvolta da impasto”, è il risultato di una lievitazione naturale, di una cottura e di una selezione accurata degli ingredienti, che rispettano la stagionalità e il territorio. Le sue pizze hanno un equilibrio unico e inimitabile e un pò anche grazie ad Alfonso, fornaio di livello e sua spalla eccezionale. Il Maestro De Martino non si ferma mai: continua a studiare, a frequentare corsi di aggiornamento . Il suo obiettivo è quello di diffondere la cultura della pizza napoletana nel mondo, valorizzando il prodotto e il mestiere del pizzaiolo. È un pizzaiolo che non smette mai di imparare e di migliorarsi, ma che non dimentica le sue radici e i suoi valori. Possiede un amore che si riflette nella sua pizza, che è una vera e propria espressione di arte e di gusto. Chi lo conosce lo apprezza non solo per la sua bravura, ma anche per la sua umiltà e la sua simpatia, ha saputo conquistare il pubblico con la sua professionalità e la sua passione. Insomma, Stefano De Martino è un campione del mondo pizza doc, ma anche un campione del mondo di vita. Se volete provare la pizza del Maestro Stefano De Martino, vi consigliamo di prenotare il vostro tavolo alla pizzeria Capri Blu, dove troverete anche un ambiente accogliente, un personale gentile e professionale. Non ve ne pentirete.
Come fare una panatura perfetta, croccante o pastellata
La panatura è una tecnica culinaria che consiste nel ricoprire un alimento, con uno strato di pangrattato, pastelle o altri ingredienti secchi, per renderlo più croccante e saporito. Esistono diverse varianti di panatura, alcune più semplici, altre più elaborate, ma tutte hanno in comune l’uso della farina, un elemento fondamentale per garantire una buona riuscita. Ma quale farina scegliere per una panatura perfetta? E come usarla al meglio? La farina è una polvere ottenuta dalla macinazione dei cereali, in particolare del frumento, che può essere di due tipi: duro o tenero. Il frumento duro ha un chicco più resistente e dà origine a una farina più grossa, chiamata semola, usata per fare la pasta. Il frumento tenero ha un chicco più morbido e dà origine a una farina più fine, chiamata farina bianca, usata per fare il pane e i dolci. La farina bianca si distingue in base alla sua raffinazione, indicata da un numero: le tipo 00 e 0 sono le più raffinate, le tipo 1 o 2 sono le più integrali. La farina di frumento tenero ha una buona elasticità, una bassa tenacità e una scarsa capacità di assorbire l’acqua, per questo è adatta per fare i lievitati. La farina di frumento duro ha una bassa elasticità, una alta tenacità e una elevata capacità di assorbire l’acqua, per questo è adatta per fare la pasta. La farina di frumento tenero ha un contenuto proteico inferiore a quello della farina di frumento duro, anche se ci sono farine molto diverse tra loro. Per sapere che tipo di farina abbiamo a disposizione, dobbiamo controllare qual è la sua forza, indicata sulla confezione con una W. La forza è la proprietà della farina di formare la rete glutinica durante la lavorazione. Conoscere la forza della farina è molto importante quando dobbiamo fare dei lievitati ma anche quando dobbiamo panare i nostri alimenti. Le farine forti (con un W tra 280 e 350) sono ottime per i lievitati, se impastate bene sviluppano molto glutine. Le farine di media forza hanno un valore W compreso tra 180 e 260, le farine deboli sono ideali per i dolci friabili e hanno una W inferiore a 170. Se sull’etichetta non è indicato il W ricordate che le farine deboli hanno circa l’8% di proteine totali, le medie 11%, le forti circa il 14%. Quindi per una panatura leggera e che non diventi appiccicosa scegliete una farina debole. La forza della farina non riguarda solo la farina di frumento tenero, farine come quella di avena, riso, farro, segale o miglio sono farine deboli, mentre, come dicevamo prima, quella di frumento duro è considerata forte. Usare queste farine deboli nelle nostre panature permette di creare una barriera protettiva sull’alimento che ne trattiene i succhi impedendo che bagnino la panatura. Ci sono molte ricette per fare una panatura perfetta. Alcune usano solo il pangrattato, altre lo modificano aggiungendo uova, quelle più tradizionali prevedono tre passaggi fondamentali. L’alimento prima di tutto viene infarinato in modo uniforme, poi si passa al bagno nell’uovo sbattuto e solo alla fine si procede con la panatura vera e propria. Un’altra tecnica di panatura molto diffusa è quella della pastella di acqua e farina, che consiste nel immergere l’alimento in una miscela liquida di farina e acqua, eventualmente aromatizzata con spezie o erbe, e poi friggerlo in abbondante olio caldo. La pastella crea una crosta croccante e leggera, che isola l’alimento dal contatto diretto con l’olio e ne preserva il sapore e la morbidezza. La pastella di acqua e farina è adatta per panare verdure, pesce, formaggi e anche frutta. Per fare una buona pastella di acqua e farina, bisogna seguire alcuni semplici consigli: – Scegliere una farina debole, come quella di riso, di mais o di frumento tipo 00, che non sviluppa troppo glutine e rende la pastella più fluida e friabile. – Usare acqua fredda. – Aggiungere un pizzico di sale e di bicarbonato, che regolano il pH della pastella e ne migliorano la lievitazione e la doratura. – Mescolare bene la farina con l’acqua, usando una frusta o un mixer, fino a ottenere una pastella liscia e senza grumi, con una consistenza simile a quella della panna liquida. – Lasciare riposare la pastella in frigorifero per almeno mezz’ora, coperta con della pellicola, per farla rassodare e per far sì che la farina assorba bene l’acqua. – Scaldare bene l’olio in una padella capiente e profonda, portandolo a una temperatura di circa 180°C, controllabile con un termometro da cucina o con un pezzetto di pane, che deve friggere in pochi secondi. – Asciugare bene l’alimento da panare con della carta assorbente, per eliminare l’umidità in eccesso, e poi passarlo nella pastella, facendo scolare la parte in più. – Friggere l’alimento nella pastella, pochi pezzi alla volta, per non abbassare troppo la temperatura dell’olio, e rigirandolo delicatamente con una schiumarola, fino a quando non diventa dorato e croccante. – Scolare l’alimento fritto su della carta assorbente, per eliminare l’olio in eccesso, e poi servirlo caldo o tiepido, accompagnato da salse o contorni a piacere. La pastella di acqua e farina è una panatura semplice ma gustosa, che si presta a molte varianti e personalizzazioni. Per esempio, si può aggiungere alla pastella della birra, del vino, del latte o del succo di limone, per dare più sapore e leggerezza. Si può anche arricchire la pastella con delle spezie, come il curry, il paprika, il pepe, il cumino o lo zafferano, per dare più colore e aroma. Si può infine aggiungere alla pastella delle erbe aromatiche, come il prezzemolo, il basilico, il rosmarino o la menta, per dare più freschezza e profumo. E chi meglio del BOSS della panatura, della pastella e dei fritti poteva spiegarci al meglio queste tecniche? Il Maestro Roberto Verlezza, che propone piatti in stile “foodporn” nel suo KMzero ad Angri, ci ha svelato i suoi segreti per una pastella perfetta in una Masterclass tenutasi nell’istituto alberghiero “Domenico Rea” di Nocera.
Enzo Coccia: il pizzaiolo che ha fatto la storia della Pizza Napoletana
Enzo non si considera un Maestro, ma un semplice Artigiano. Perché? Perché per lui la pizza non è solo cibo, ma una cultura, una tradizione, una forma di espressione. “Non sono un’artista o un maestro. I musicisti, gli scultori, i pittori lo sono. Sono un artigiano al servizio di una delle attività più antiche di Napoli, un pizzajuolo. Un pizzaiolo con un’identità, un cervello e un’anima” Enzo Coccia è un pizzaiolo di terza generazione e il protagonista della trasformazione che ha portato la pizza napoletana a essere considerata nel mondo. Precursore di quello che è diventato un vero e proprio fenomeno, ha suscitato l’interesse dei media nazionali e internazionali, dalla Rai alla BBC, dalla CBN alla MBC, come di giornali di fama mondiale, dal New York Times al Daily Telegraph, dal Wall Street Journal al Le Monde. Nel lasciare la vecchia concezione di un mestiere fondato su una serie di gesti meccanici e ripetitivi, per comprenderne a fondo il senso, si è dedicato allo studio e all’analisi scientifica di tutti gli elementi legati alla sua attività. La scrupolosa selezione di ingredienti di qualità e la precisione nel trattarli e nell’abbinarli hanno fatto in modo che La Notizia, la sua pizzeria, oltre a essere indicata dalle più prestigiose guide enogastronomiche, fosse la prima pizzeria d’Italia a ottenere nel 2010 la forchetta Michelin. Fervente sostenitore della formazione, nel 2001 ha creato Pizza Consulting, per diffondere questa difficile arte in tutto il mondo. È stato insegnante anche in progetti di educazione alimentare a Città del Gusto, Gambero Rosso e in laboratori organizzati con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Tra coloro che hanno contribuito al processo di certificazione della pizza napoletana con il marchio STG, è sempre presente ai più rilevanti eventi legati al mondo della ristorazione organizzati sul territorio italiano ed estero. Ho avuto l’onore di ascoltare Enzo e di visitare il suo locale “La Notizia”, situato in via Caravaggio a Napoli. Parlando con lui, mi sono sentito come se mi tuffassi nel passato e mi avvolgessi con la sua storia, fatta di passione, impegno e innovazione. Il suo locale è accogliente e pieno di dettagli che raccontano la storia della pizza napoletana, dalle foto alle citazioni, dai libri agli oggetti. Mangiare da lui è come cercare qualcosa che oggi quasi non esiste più: una pizza che esprime l’essenza di una cultura, di una tradizione, di un territorio. Durante la mia visita, ho avuto l’opportunità di ascoltare la sua storia affascinante e di apprezzare la sua simpatia e la sua generosità. Non solo mi ha fatto l’autografo sulla maglia ufficiale del blog, ma mi ha anche regalato una dedica speciale sul suo libro “La Pizza Napoletana” “Un lavoro tradizionale come il pizzaiolo è un insieme di cultura, storia, tecnica, e scienza. Essere o fare il pizzaiolo, io sono un pizzaiolo!”. Sono rimasto molto colpito dalle sue parole e dalla sua passione per il suo mestiere, che trasmette in ogni sua pizza. È stato un onore e un piacere conoscere Enzo Coccia, un pizzaiolo che ha fatto la storia della pizza napoletana e che continua a farla, con la sua arte, la sua scienza, la sua filosofia.
Cornetti brioches: una ricetta facile e gustosa
Se siete alla ricerca di un antipasto originale e sfizioso, che possiate preparare in poco tempo e con pochi ingredienti, vi propongo oggi una ricetta di cornetti brioches salati, una variante della classica pasta brioche italiana. Si tratta di dei cornetti soffici e profumati, che si possono farcire con quello che preferite: prosciutto e formaggio, marmellata e nutella, insalata e salame… L’idea è di creare dei cornetti personalizzati per ogni occasione e per ogni gusto. Per realizzare questi cornetti brioches avrete bisogno di: nn – 500 g farina manitoba n – 250 g latte n – 20 g lievito n – 2 uova n – 10 g sale n – 40 g zucchero n – 60 g burro nn Per farcire i cornetti potrete scegliere tra: nn – Prosciutto cotto tagliato a fette sottili n – Formaggio (mozzarella, parmigiano, pecorino…) n – Marmellata di frutta (fragola, albicocche, pesche…) n – Cioccolato nn Per decorare i cornetti potrete usare: nn – Semi di sesamo bianchi e neri n Il procedimento è molto semplice: basta impastare tutti gli ingredienti insieme, per ultimo il burro e lasciare lievitare l’impasto per qualche ora, stenderlo e tagliarlo a triangoli, arrotolarli e farli lievitare nuovamente fino a roddoppio in una teglia. nn Infornate a 200 gradi per 15 minuti e i vostri cornetti brioches salati sono pronti! Questi cornetti sono una vera delizia, morbidi e fragranti, con un sapore dolce e salato che vi conquisterà. Potete farcirli con quello che preferite, io li ho provati con prosciutto e formaggio, ma anche con marmellata e nutella sono buonissimi. Sono ideali da accompagnare con un caffè o un succo di frutta, per iniziare la giornata con energia e gusto. Fatemi sapere se vi piacciono e se li provate, mi farebbe molto piacere vedere le vostre foto e i vostri commenti. Vi auguro una buona giornata e vi aspetto al prossimo post!
World Pizza Day: la festa della pizza e del suo patrono
Il 17 gennaio è una data speciale per tutti gli amanti della pizza, soprattutto per quelli che apprezzano la vera pizza napoletana, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. In questo giorno si celebra infatti il World Pizza Day, una giornata mondiale dedicata a questo piatto simbolo della cucina italiana, che ha le sue origini e la sua tradizione nella città di Napoli. Ma perché proprio il 17 gennaio? La risposta è legata a un altro evento che si svolge in questa data: la festa di Sant’Antonio Abate, il santo protettore dei pizzaioli e di tutte le professioni che usano il fuoco. È considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il patrono degli animali. Secondo la leggenda, Sant’Antonio Abate ha anche donato il fuoco agli uomini, rubandolo all’inferno, per scaldarli e permettere loro di cuocere il cibo. La tradizione vuole che il 17 gennaio si portino gli animali domestici nelle piazze per farli benedire dai sacerdoti. L’idea di celebrare il World Pizza Day il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, è nata dall’AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana) che ha voluto riscoprire una tradizione antica e valorizzare la pizza napoletana come espressione della cultura e dell’identità partenopea. Se anche tu sei un appassionato di pizza, non puoi perderti il World Pizza Day e se vuoi imparare a fare la vera pizza a casa tua, segui la nostra community e scopri tutti i segreti dell’impasto, della lievitazione e della cottura. Buon World Pizza Day a tutti.